Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio
proverbio africano
La società in cui siamo cresciute ci ha passato a livello inconscio un modello disfunzionale di madre. Non sto parlando di tutti i casi specifici nei quali fortunatamente si possono ritrovare eccezioni, ma di un modello predominante che purtroppo è largamente diffuso: quello di una madre che ce la deve fare da sola, e ancor meglio, senza lamentarsi.
Passato il primo brevissimo periodo dei 40 giorni dopo il parto, nel quale purtroppo nemmeno tutte le madri possono godere delle necessarie cure e premure adeguate alla fragilità fisica, psicologica, emotiva del momento, ci si aspetta poi che la madre si arrangi e ce la faccia da sola.
E con le parole, che vengono da dentro noi o da fuori che recitano più o meno “Sei madre adesso, quindi devi farcela. E se non sai come, imparalo senza disturbare troppo!” la madre si ritrova a prendersi cura del proprio neonato, spesso con un senso di profondo smarrimento e solitudine.

Da queste poche righe forse traspare il mio fastidio e la mia amarezza verso la condizione di “Cenerentole della maternità” che ci si aspetta dalle madri. Ma ahimè è un modello che prevale e spesso, se non viene dalla cerchia familiare, è dentro noi stesse e ci fa credere che sia normale che una famiglia possa occuparsi della crescita di un neonato, e poi di un bambino, senza poter contare sugli altri.
Da madre a figlia, una trasformazione da accompagnare
Per carità, sicuramente corrisponde al vero che il rito di passaggio a madre è un momento profondamente trasformativo della vita di una donna, e il carico di responsabilità insieme allo stravolgimento di vita che comporta la nascita di un figlio sicuramente spinge ogni donna a una grande occasione di cambiamento che di per sé non può essere indolore.
Però credetemi, non è necessario essere lanciati in un mare in tempesta per imparare a nuotare. Non è neanche detto che ci si riesca… si potrebbe annegare.
Pare ovvio, eppure.. il sostegno alle madri non lo è altrettanto.

Ecco perché per quanto ogni madre debba inevitabilmente imparare a nuotare, c’è modo e modo per vivere quel processo di apprendimento più o meno serenamente. Forse un salvagente, una persona a fianco, o più di una sarebbero ben gradite, e forse potremmo iniziare a fare i primi tentativi di nuoto quando la tempesta non si è ancora scatenata.
Ogni madre ha in sé le capacità e le risorse per trovare la propria modalità di essere madre ma ha il diritto e può concedersi di essere accompagnata con empatia e sostegno pratico nel difficile percorso di matriscenza (da figlia a madre).
Chiedere aiuto non dimostra debolezza, ma anzi grande cura verso se stessa e verso il bimbo che dipende da noi, perché l’obiettivo è stare bene ed essere sostenute in questo percorso.
Che tipo di sostegno? Quello che ogni madre sente utile per sé.
Che sia un aiuto pratico nel pulire la casa e cucinare o un sostegno emotivo con una vicina, un’amica, una doula, un cerchio di mamme, concedersi un momento per sé dedicato a una passeggiata, un massaggio… quello che la fa stare bene!
Quanto duro è il lavoro di mamma?
La parità di genere a cui auspichiamo non dovrebbe mirare a una donna che una volta divenuta madre ce la deve fare a occuparsi da sola per mesi del suo bambino “solo” perché non lavora.
Questo lavoro di madre, senza pause programmabili, con ritmi imprevisti, e annesse altre mansioni di cura della casa, varie ed eventuali, che non dà pause di responsabilità da quella creatura totalmente dipendente per nutrimento, accudimento e sopravvivenza, è uno dei mestieri più stressanti, impegnativi al mondo, e non è retribuito a livello economico.

Non siamo fatte per crescere i nostri bambini in solitudine e senza sostegno, senza possibilità di prenderci cura di noi stesse e della casa. Invece abbiamo bisogno di creare una rete di supporto intorno a noi mamme.
Ma il messaggio che ci arriva dalla società e dal nostro modello interno si collega al nostro orgoglio, al nostro ruolo di donna che al momento non lavora, al senso di colpa se sentiamo il bisogno di allontanarci dalla responsabilità di nostro figlio per qualche tempo.
Adeguarsi a questo schema è difficile quanto opporvisi.
Quanto costa il modello di “mamma che fa tutto da sola?”
Adeguarsi significa aderire a un modello interno di “madre che fa tutto da sola” e a volte lo stesso modello è invocato anche dal contorno familiare.
“Ce l’hanno sempre fatta tutte” (Quindi se non ce la faccio significa che sono solo io ad avere dei problemi).
Adeguarsi allo schema di “Madre che fa tutto da sola” è difficile, perché se di facciata quella madre sembra davvero farcela, spesso tra le mura di casa o dentro di lei si nascondono grande stanchezza, nervosismo e insofferenza, che se ignorati nel tempo possono trasformarsi in fatiche fisiche più evidenti, problemi di ansia o depressione, problemi di coppia.
Spesso quella madre e quella famiglia pagherà un prezzo molto alto per aver dimostrato a se stessa e al mondo di poter fare “tutto da sola”.

Altrettanto difficile è opporsi a questo modello, andare oltre le malsane aspettative di poter crescere da sola un bambino senza aiuti, mantenendo la sanità mentale.
Significa riconoscere che per il nostro benessere, quello del bambino e della famiglia intera, alcuni compiti possono, saltuariamente o meno, essere delegati o rimandati.
Significa riconoscere che prendere del tempo per noi mamme è una forma di cura e di protezione anche nei confronti della nostra famiglia.
Significa riconoscere il valore della rete e della comunità nella vita di una famiglia.
Significa allontanarsi dal modello della prestazione “faccio tutto da sola” e avere come obiettivo il benessere familiare.
Chiedere aiuto è protettivo verso la famiglia
Come scrivevo in un post che potete trovare qui, care mamme accogliete ciò che provate, concedetevi di dirlo ad alta voce, anche se a volte le emozioni che provate possono sembrarvi in contrasto con il modello della “buona madre” e concedetevi il diritto di cercare e chiedere l’aiuto e il sostegno di cui sentite il bisogno, ricorrendo a professionisti laddove il supporto familiare e amicale non basti.

Il benessere delle mamme è alla base del benessere dei loro bambini.
Perché le mamme possano nutrire i loro bambini, è necessario nutrire le mamme.
Di coccole, di sorrisi, di riposo, di affetto, di soddisfazione dei propri bisogni.

Sei una mamma che sente bisogno di sostegno?
Puoi partecipare agli incontri gratuiti dell’Associazione di volontariato Mom’s Biella.
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